PRESENTAZIONE DEL VOLUME“Io sono Giovan Battista Viotti”
di M. Enrica Magnani Bosio, realizzato dalla Provincia di Vercelli, edito da Whitelight Vercelli
Il talento è frutto di una genialità superiore alla norma, è una sorgente da cui sgorga acqua sempre novella, ma è anche passione e coraggio. Giovanni Battista Viotti è talento. E’ stato un virtuoso del violino, strumento che tratteggia il cuore, la parte più emotiva della musica. E niente ha il potere di evocare forti emozioni come la musica.
Nella ricorrenza del 250° anniversario della nascita dell’artista originario di Fontanetto Po, la Provincia di Vercelli ha programmato concerti e manifestazioni per ricordare la sua musica geniale, ma al tempo stesso ha voluto fornire l’impulso che ha dato vita a “Io sono Giovan Battista Viotti”. Eccellente e prezioso strumento per conoscere sotto una nuova lente un personaggio che, attraverso la musica, è stato un cittadino d’Europa. Quasi un antesignano o un precursore del forte legame e unione tra i popoli europei.
Nella pubblicazione non c’è solo Viotti, ma anche la sua epoca e una storia che si intreccia con personaggi come l’irrequieta Maria Antonietta di Francia, il poeta e politico Lord Byron, fino a giungere a Walter Scott, genio della narrativa e ispiratore di grandi autori, come Alessandro Manzoni, Honorè de Balzac e Charles Dickens.
Un libro da leggere tutto d’un fiato, per scoprire forse un Viotti inedito e respirare l’aria di un’Europa sfolgorante, animata e seducente.
Renzo Masoero Presidente della Provincia di Vercelli |
Carlo Riva Vercellotti Assessore alla Cultura della Provincia di Vercelli |
Quando la produzione di un Artista
diventa l’espressione dell’avventura della Sua Anima
Giovanni Battista Viotti scelse di spendere la sua esistenza, di perdersi nel mondo, affidandosi alla Musica.
La sua avventura umana e artistica, tra illusioni e delusioni, amori e tormenti, rivolgimenti politici e drammi personali, si dipana sull’onda e sulle note di un tempo intossicato di libertà ed entusiasmo.
Personaggio affascinante e imprevedibile, complesso e sensibile, esprime se stesso in modo sovente contraddittorio, tra pulsioni e desideri che ne fanno un protagonista indiscusso di due secoli, il Settecento e l’Ottocento.
Da Fontanetto Po, piccolo centro rurale della bassa vercellese, alla Corte dei Savoia, a quella di Caterina II, alla Versailles di Maria Antonietta, alla Londra di Re Giorgio, la parabola di una vita singolare, contrassegnata da ombre e misteri e dalla ansiosa e irrequieta ricerca della propria affermazione.
A duecentocinquant’anni dalla nascita, le sue note, i suoi accordi, le sue armonie sono ancora tra noi, vive e immutabili come la sua leggenda.
GIOVAN BATTISTA VIOTTI
Il 250° anniversario della nascita
Giovanni Battista Viotti nacque a Fontanetto Po il 12 maggio 1755 e morì a Londra il 3 marzo 1824.
Fin da bambino dimostrò un notevole talento musicale, che gli valse, all’età
di 11 anni il collocamento presso la marchesa di Voghera, che lo ospitò nel suo palazzo di Torino.
Grazie al favore del principe Alfonso Dal Pozzo Della Cisterna, figlio della marchesa,
Viotti ebbe modo di studiare con maestri di rango. Divenne infatti pupillo di Gaetano Pugnani,
dal quale derivò la predilezione per un trattamento espressivo, più ancora
che virtuosistico, del violino.
Dopo essere stato membro della Cappella reale, Viotti partì con il Maestro Putignani
per una Tournée che lo portò in Svizzera, Germania, Polonia, Russia, dove suonò
alla presenza di Caterina II.
Al suo ritorno dall’Europa orientale, si diresse a Parigi, ove la sua esibizione del marzo 1782
lo fece diventare in breve un’attrazione negli ambienti concertistici parigini.
La personalità violinistica di Viotti fu per un ragguardevole periodo dominante a Parigi,
a lui faranno capo importantissimi violinisti come Rode e Baillot (il cui metodo per violino sarà
adottato dai Conservatori)e come Kreutzer, considerato un discepolo del maestro piemontese.
Accanto all’attività concertistica, si pone, con uguale successo quella come compositore,
tanto che i suoi concerti furono pubblicati dai maggior editori del tempo.
Il 1784 segnò una svolta importante per Viotti: entrò al servizio di Maria Antonietta
che gli elargì lauti emolumenti in cambio di opere da eseguire durante gli intrattenimenti
di corte.
Ma l’intraprendenza di Viotti non si fermò alla musica, nel 1788 aprì con un socio
il Théâtre de Monsieur, sotto il patrocinio del conte di Provenza, fratello cadetto
di Luigi XVI.
L’attività di impresario teatrale si svolgerà con alterne fortune.
I programmi del Teatro abbracciavano tre generi: l’Opéra Français, l’Opéra Italien
e la Comédie Fraçaise con il Vaudeville.

Tra i lavori più celebri che vi rappresentò vi sono: La serva padrona e
il Barbiere di Siviglia di Paisiello, la Lodoïska di Cherubini, Una cosa rara
di Martin y Soler con musiche aggiunte dello stesso Viotti.
L’incalzare della Rivoluzione francese lo costrinse a lasciare Parigi per recarsi a Londra,
ove aveva già stabilito dei contatti per esibirsi in un teatro della capitale inglese.
Debuttò a Londra nel 1793. A parte un breve viaggio a Fontanetto Po in occasione della
morte della matrigna, rimase a Londra, ove dapprima organizzò spettacoli al King’s Theatre
e quindi ne divenne il direttore d’orchestra.
Nel 1798, sospettato di Giacobinismo, dovette lasciare l’Inghilterra, rifugiandosi presso
Amburgo e protestando la propria innocenza in una dichiarazione resa a The Times.
Solo nel 1801, ottenuta la revisione del processo, potè rientrare a Londra e si
dedicò al commercio dei vini. Attività destinata a dargli periodicamente
una certa prosperità ma anche a condurlo spesso sull’orlo del fallimento.
Nel 1813 è tra i fondatori della London Philharmonic Society, patrocinata
dal duca di Cambridge, buon amico di Viotti.
Ma il musicista non godette di particolare favore in seno alla Società e la
situazione finanziaria non florida lo costrinse a tentare ancora una volta la fortuna
in Francia. Appoggiato dal Conte di Provenza, ora Luigi XVIII, divenne direttore del
Théatre Italien e dell’Opéra, ma l’assassinio nel 1820 del duca di Berry,
nipote del re, all’uscita dell’Opéra, gli alienò il favore di pubblico e reali.
Nel 1821 si rassegnò ad abbandonare l’impresa teatrale. Aveva avuto il merito di
far conoscere a Parigi Don Giovanni e Così fan tutte di Mozart,
Il matrimonio segreto di Cimarosa, Il turco in Italia, Il barbiere di Siviglia
e l’Otello di Rossini; strinse legami di buona amicizia con Cherubini, conobbe Haydn,
Lord Byron e Walter Scott furono suoi amici.
Stanco e amareggiato, ritornò a Londra ove si spense nel marzo del 1824.
G.B: Viotti ha lasciato un traccia indelebile nella storia della musica, la sua volontà
di stupire, la ricerca di contrasti, di colpi di scena, sono alcuni dei tratti più
significativi dei suoi concerti, quasi un "senso teatrale" una volontàà
di creare un’atmosfera grandiosamente drammatica assolutamente innovativa.
I suoi ultimi concerti composti a Parigi furono un modello per Rode e Kreutzer e molto
significativa fu l’influenza di Viotti sui compositori del primo Ottocento, in particolare
austro-tedeschi, come Beethoven. Fu anche lodato da Brahms e Mozart.
Poco si sa invece del progetto che il virtuoso piemontese sviluppò per realizzare
un modello di violino innovativo, con un profilo a "otto", reso morbido dall’assenza
di spigoli, da cui far fluire una musica morbida e corposa nello stesso tempo che bene
accompagnasse le sue creazioni e interpretazioni. Questo nuovo violino venne realizzato
però solo nel 1818 da un liutaio parigino, Chanot, quando Viotti, ormai vecchio e
deluso dal suo pubblico, non si esibiva più e così rimase dimenticato nelle
sale del Conservatorio di Parigi fino al primo conflitto mondiale, durante il quale andò perduto.
A testimonianza di questo suo ulteriore talento, rimangono alcuni fondamentali schizzi
utilizzati da Chanot nel 1818 per creare il "violino di Viotti".
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